LE ZECCHE IN TRENTINO

la zecca in Trentino

LA ZECCA

La zecca è un animale invertebrato ematofago, cioè si nutre di sangue per completare il proprio ciclo biologico. Classificata come specie degli artropodi appartenente alla classe degli aracnidi, sono parassiti esterni. Si dividono in zecche molli (Argasidae), principalmente parassiti degli uccelli che occasionalmente possono
colpire mammiferi compreso l’uomo, e zecche dure (Ixodidae).
Le zecche dure ricoprono un importante ruolo epidemiologico nella diffusione di malattie in mammiferi uccelli e rettili e comprendono la zecca dei boschi (Ixodes ricinus), particolarmente diffusa sul territorio regionale e la zecca del cane (Rhipicephalus sanguineus), diffusa principalmente in centro/sud Italia.

 

LA VITA DELLA ZECCA DEL BOSCO

Il ciclo vitale delle zecche del bosco (Ixodes ricinus) dura 3 anni, passando per quattro stadi di sviluppo (uovo, larva, ninfa e adulto). Dopo la schiusa ogni stadio successivo richiede degli ospiti che la zecca sceglie principalmente, ma non esclusivamente in base alle dimensioni e uno o più pasti di sangue per completare lo sviluppo. Nelle prime fasi di sviluppo la zecca predilige ospiti di dimensioni contenute come piccoli roditori, rettili o uccelli. Nello stadio adulto sceglie ospiti di dimensioni maggiori come ungulati, cane e uomo (non è tuttavia escluso che un ospite di grosse dimensioni venga parassitato da larve e ninfe, esattamente come su piccoli animali è possibile trovare adulti).

 

IL MORSO DELLA ZECCA

L’attività parassitaria della zecca dei boschi è fortemente stagionale. In trentino è attiva da fine febbraio/aprile fino a fine settembre/fine ottobre in base ad altitudine e clima locale. Durante i i mesi freddi si riparano dal freddo addentrandosi nel terreno o in anfratti rocciosi.
Durante i mesi caldi la zecca attende sulle estremità di foglie e arbusti il passaggio dell’ospite al quale si ancora attraverso uncini presenti sulle zampe. Riconosce quindi il potenziale ospite attraverso un particolare recettore chiamato organo di Haller presente a livello della prima coppia di zampe che rileva (tra le altre) anidride carbonica, umidità e temperatura. La zecca, selezionato l’ospite e in seguito alla penetrazione del rostro attraverso la cute inizia il pasto di sangue. Il morso è indolore in quanto il parassita inocula nel punto di inserimento sostanza anestetiche ed antinfiammatorie.

 

IL RIGURGITO DELLA ZECCA

Il pasto di sangue prevede l’alternanza di fasi di suzione del sangue e di rigurgito della parte liquida del sangue, precedentemente assunto. Suzione e rigurgito sono fasi necessarie per il completamento del pasto. Durante la fase di rigurgito è possibile la trasmissione di patogeni eventualmente presenti nel parassita.
Il rigurgito avviene quindi prima del distacco della zecca che può avvenire a fine pasto ma può essere provocato dalla manipolazione della stessa, è quindi importante ricordare questo meccanismo nel momento in cui si cerca di estrarre una zecca in quanto sostanze applicate sulla stessa o una manipolazione troppo lunga possono dar
tempo al parassita di rigurgitare nell’ospite trasmettendo eventuali patogeni. In linea generale l’estrazione dev’essere rapida ma può non essere necessaria la copertura da parte di antiparassitari che provochino la paralisi e morte del’artropode prima che avvenga la fase di rigurgito.

 

LE MALATTIE

Le zecche possono trasmettere varie patologie infettive tra le quali ricordiamo
Borreliosi o malattia di Lyme
Anaplasmosi
Ehrlichiosi
Rickettsiosi
Meningoencefalite da zecche
Tularemia
In linea generale è importante non trascurare segni spesso generici come febbre, dolori articolari, apatia e affaticamento e anemia, fino a quadri più evidenti come sintomi neurologici.
Contattare sempre il proprio veterinario nel caso compaiano questi sintomi in quanto alcune patologie come la borreliosi possono manifestarsi inizialmente con sintomatologia lieve che spesso regredisce
spontaneamente per poi ripresentarsi dopo settimane o mesi in forma grave con quadri di meningite/encefalite. Tramite esami sierologici anche rapidi è ormai possibile diagnosticare in breve tempo già in sede
ambulatoriale molte delle sopracitate malattie in modo che l’inizio della terapia possa essere rapido e tempestivo.

COSA FARE

Come sempre la prevenzione e la corretta informazione ricopre un ruolo fondamentale.

Se la zecca è infissa è importante distinguere tra il caso in cui l’animale sia sotto terapia antiparassitaria o no. Nel primo caso in base al tipo di anti-parassitario può essere raccomandabile NON toccare la zecca. Alcuni principi attivi infatti paralizzano e uccidono il parassita nel giro di poche ore (anche nel caso si stacchi dall’animale). Tramite la paralisi dell’aracnide si riduce la possibilità che questo rigurgiti prima della morte, infatti la fase di rigurgito può essere provocata anche dalla manipolazione del parassita o dall’applicazione di sostanze oleose o caustiche.
Nel caso l’animale non sia sotto copertura antiparassitaria e non vi sia la possibilità di iniziarla nel breve termine è possibile rimuovere la zecca con delle pinze apposite afferrando il parassita a livello di testa rimuovendolo velocemente ma delicatamente in maniera da non provocare la rottura del rostro che potrebbe rimanere infisso nella cute.

Ricordate di disinfettare solo dopo aver rimosso la zecca.

 

COSA NON FARE

Evitare nel limite del possibile zone erbose soprattutto in conche e doline. Controllare pelo e cute del proprio animale regolarmente dopo la passeggiata o in caso di gatti al rientro in casa. Se la zecca non si è ancora fissata rimuoverla e distruggerla.

MAI schiacciare le zecche, soprattutto quelle più grosse e gonfie, potrebbero essere femmine piene di uova che potrebbero comunque schiudersi.

Non applicare olio, alcol, o altre sostanze; la zecca in questo caso sentendosi minacciata potrebbe rigurgitare per staccarsi. Per lo stesso motivo è importante non schiacciare o manipolare a lungo la zecca mentre è ancora infissa nella cute del cane.
Nel caso si riesca a togliere la zecca ancora viva è importante non schiacciarla e tenere in considerazione che se liberata potrebbe riattaccasi a persone o animali.

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Acari delle orecchie del cane e del gatto, scopriamoli da vicino.

Col termine otoacariasi si identificano le parassitosi sostenute da acari che interessano l’orecchio esterno, in clinica veterinaria le prinicpali otoacariasi sono la rogna otodettica per quanto riguarda i carnivori domestici e la rogna psoroptica per quanto riguarda il coniglio.
Il parassita responsabile della malattia è Otodectes Cynotis, un acaro che colonizza principalmente il condotto uditivo esterno di cane, gatto e furetto ma che può interessare anche le aree cutanee limitrofe.
La sintomatologia comprende prurito (il cane scuote la testa e si gratta alla base dell’orecchio) e presenza all’interno del condotto uditivo di cerume tipicamente nerastro e secco, il parassita adulto avendo dimensioni dai 0,2 ai 0,45 millimetri può essere percepibile ad occhio nudo presentandosi come un piccolo puntino bianco.

Femmina immatura a forte ingradimento

Il ciclo completo uovo-uovo va dai 18 ai 28 giorni in base alla temperatura esterna (il ciclo si completa più rapidamente nei mesi caldi) e si svolge interamente nel canale auricolare dove temperatura e umidità sono ottimali per lo sviluppo dell’acaro.
L’infestazione è spesso bilaterale, l’acaro infatti copre rapidamente la distanza tra le due orecchie e può sopravvivere all’esterno del canale auricolare per qualche giorno in relazione alle condizioni ambientali.
La trasmissione avviene per contatto diretto e non è specie-specifica, può avvenire quindi tra carnivori di diverse specie.

esemplare di acaro delle orecchie con uovo

Il coniglio è interessato da una patologia simile provacata da un’acaro della stessa famiglia di Otodectes Cynotis chiamato Psoroptes cuniculi che dà il nome appunto alla rogna psorptica del coniglio.
La terapia prevede trattamenti con acaricidi locali o sistemici in base al grado di infestazione e alle condizioni generali del paziente, la prognosi in caso di trattamento è generalmente buona ed il problema si risolve in una o due settimane, eventuali croste non devono essere rimosse ed è in genere sconsigliato l’uso di cotton fioc per rimuovere il cerume. Vista la natura contagiosa della patologia e la sua aspecificità altri animali eventualmente venuti in contatto col soggetto colpito dovrebbero essere controllati.

Nell’immagine di copertina tre esemplari di Otodectes Cynotis dei quali due in accoppiamento, il video seguente mostra la velocità di un giovane acaro mentre percorre la superficie di un vetrino.

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