PREVENZIONE RODITORI

prevenzione roditori

PREVENZIONE RODITORI

La prevenzione dei piccoli roditori è importante? Certo e in questa guida, scritta dall’Ambulatorio Veterinario San Francesco, scopriremo come, evitando alcuni oggetti o comportamenti scorretti, potremo preservare la salute del nostro amico coniglio o criceto.

 

PREVENZIONE RODITORI:

prodotti da non acquistare per il nostro animale domestico

I cinque prodotti da evitare al vostro amico coniglio o criceto per mantenerlo in salute sono:

Mangimi con semi per coniglio

In natura semi e granaglie possono essere importanti per il coniglio selvatico soprattutto nei mesi freddi per via del loro alto contenuto energetico, non sono quindi dannosi a prescindere per il coniglio domestico, ma possono dare problemi in quanto saziano rapidamente e sono tendenzialmente preferiti rispetto a fieno, il cui consumo è fondamentale per il corretto consumo dei denti e per la funzionalità intestinale. Si consiglia, quindi, di evitare di somministrare all’animale mangimi con semi

Bastoncini con semi

Quest’ultimi spesso costituiti da semi ed estrusi legati con soluzioni di melasso, sostanza troppo zuccherina per la dieta di questi animali, possono portare ad un ridotto consumo di fieno e fibre vegetali. Ciò potrebbe portare l’animale ad avere problemi di obesità o di ridotta usura dei denti.

Gabbie danneggiate o rivestite da vernici

possono ferire anche gravemente conigli e piccoli roditori a livello di muso e soprattutto occhi nel tentativo di uscire dalla gabbia attraverso le sbarre, evitare gabbie trattate con vernici contenenti piombo che possano venire ingerite in seguito al rosicchiamento delle sbarre.

Cotone per criceti

Molto pericoloso è il cotone per criceti in quanto le fibre di cotone possono aggrovigliarsi attorno agli arti e bloccare la circolazione sanguigna come un laccio emostatico, nei casi più gravi la zampa può andare in necrosi rendendone necessaria l’amputazione. Le fibre di cotone possono inoltre essere ingerite causando soffocamento o infezione delle sacche guanciali.

Medicine per altri animali

In generale è sempre fortemente sconsigliato utilizzare farmaci su animali senza prima aver consultato un veterinario. Nello specifico alcuni farmaci tra cui antibiotici ed antiparassitari per cani e gatti sono pericolosi e potenzialmente letali per conigli e piccoli roditori.

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MAINE COON

maine coon

Maine Coon

Il Maine Coon è un gatto di origine nordamericane di stazza particolarmente imponente (il maschio può arrivare fino a 12kg). L’etimologia del nome deriva da un’unione tra due termini Maine, stato nordamericano di provenienza dell’animale e Coon, procione. I primi Maine Coon selvatici, visti da dietro, potevano essere scambiati molto facilmente per procioni, per coda e dorso molto simili. Le orecchie, invece, appuntite assomigliano a quelle della lince, animale che potrebbe essere uno dei progenitori.
Il Maine Coon venne segnalato per la prima volta in nord America nel 1861 e in Italia su una rivista del settore nel 1986.

 

CARATTERISTICHE

Il Maine Coon è uno dei gatti più grandi al mondo: il maschio pesa mediamente 9kg mentre la femmina 6kg. Dotato di una folta pelliccia riesce ad adattarsi bene anche a climi freddi, diversamente soffre in climi particolarmente caldi. La coda è lunga e folta, le orecchie sono molto pelose sia all’interno che sulle punte. Il colore del pelo varia dal nero al marrone chiaro in alcuni casi quasi tendente al bianco. La vita media di questo esemplare è in media di 16 anni.

 

CARATTERE

Il Maine Coon è un gatto molto socievole e per questo cerca sempre la vicinanza con il padrone o chi lo circonda, talvolta anche cercando di farsi notare miagolando insistentemente. E’ un grande cacciatore e per questo se lasciato solo esplora e identifica molto velocemente una preda o solamente qualcosa con cui passare il tempo. Questa razza di gatto, essendo molto socievole riesce ad adattarsi anche alla convivenza con altri animali, sia di stazza più grande, che più piccola.

 

ALIMENTAZIONE

I felini in natura sono strettamente carnivori e quindi si cibano di alimenti particolarmente ricchi di acqua e proteine. Si consiglia quindi un regime alimentare idoneo e iperproteico rispetto ad altre razze. Effettuare particolare attenzione nella scelta alimentare più idonea considerando l’incremento ponderale di peso nel suo primo anno di vita e le sue performance di caccia. Si raccomanda di mantenere un’alimentazione equilibrata ed evitare cambi repentini di alimenti. Da evitare la somministrazione di alimenti ricchi di carboidrati soprattutto in soggetti sterilizzati e a vita sedentaria. Lasciare sempre a disposizione una ciotola di acqua sempre pulita, cambiandola anche più volte al giorno.

PULIZIA E CURA DEL MAINE COON

Questa razza di gatto a pelo lungo presenta il periodo di muta in tarda primavera creando non pochi disagi in casa/appartamento. Per questo motivo, il tale periodo, è essenziale spazzolare e pulire il pelo quotidianamente con spazzole apposite, evitando cosi di far aggrovigliare il pelo e mantenerlo la qualità del manto. Se necessario valutare la possibilità di bagni che asseconderanno la gestione del manto unendo la passione di questa razza per l’acqua. Ad eccezione di altri felini adora l’acqua e non ne disprezza il contatto. Evitare l’uso di ciotole per l’acqua molto grandi in quanto rischierete di ritrovare il gatto immerso.

 

SALUTE DEL MAINE COON

Il Maine Coon è un gatto particolarmente resistente, ma potrebbe soffrire a volte di displasia anca, cardiomiopatia ipertrofica, atrofia muscolare spinale e malattia renale policistica. Un aspetto fondamentale è la prevenzione, ed il controllo periodico dell’animale. Se hai dubbi contatta il tuo veterinario di fiducia.

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I DENTI DEL CONIGLIO

denti del coniglio trentino

I DENTI DEL CONIGLIO

La dentizione superiore del coniglio è caratterizzata dalla presenza di dodici molariformi e quattro incisivi (una delle caratteristiche che lo distingue dai roditori). Quella inferiore, invece, presenta due incisivi e dieci molariformi.
Non sono presenti canini. Incisivi e molariformi sono separati da uno spazio privo di denti chiamato diastema.
I denti del coniglio sono classificati come ipsodonti ovvero crescono per tutta la vita, questa caratteristica è alla base della maggior parte delle patologie dentarie di questo mammifero.

Perchè i denti del coniglio crescono per tutta la vita?

denti coniglio trentinoIn natura l’alimentazione di questo animale, tipica di un erbivoro stretto, è rappresentata prevalentemente da erba, piante di campo, gemme, foglie, ed è integrata da radici, piccoli arbusti, frutta e cortecce. Lo sviluppo eccessivo dei denti è prevenuto dall’azione abrasiva dovuta alla masticazione di alimenti grezzi e poveri di nutrienti (soprattutto durante la stagione fredda). Il coniglio necessita quindi di quantità relativamente elevate di questi alimenti e di lunghe sessioni di masticazione per estrarne gli elementi nutritivi.
Somministrando quindi alimenti morbidi o ad alto contenuto calorico (come i semi) si otterrà la scarsa usura dei denti per riduzione della quantità ingerita di cibo e dei tempi di masticazione.

 

PREVENZIONE DALL’EROSIONE NON ARMONICA DEI DENTI DEL CONIGLIO

La scarsa erosione può portare alla crescita smisurata dei denti, mal-occlusione e ad alterazioni anatomiche che possono interessare gli alveoli dentali e le strutture ossee contigue.
Un’erosione non armonica dovuta ad un’alterazione dei movimenti di masticazione può invece portare alla formazione di cuspidi o punte dentarie ovvero strutture taglienti che possono danneggiare anche gravemente lingua e guance.

Questi problemi non vanno mai sottovalutati in quanto anche lievi alterazioni possono portare il coniglio a ridurre l’ingestione di fieno ed erbe spontanee, necessari proprio per una corretta usura dei denti che cresceranno quindi ad un ritmo sempre maggiore. Quando anche la masticazione degli altri alimenti sarà compromessa il coniglio smetterà di alimentarsi.

Ricordiamo che situazioni dentali catastrofiche spesso non sono accompagnate da sintomi evidenti in quanto il coniglio segue il suo istinto da preda e cerca di mascherare eventuali segnali che in natura potrebbero attirare predatori, spesso gli unici segni evidenti sono anoressia e assenza/riduzione di feci che possono presentarsi più piccole del normale.

La base della prevenzione per le patologie dentarie è l’alimentazione e controlli veterinari regolari.

LA DIETA PRINCIPALE DEL CONIGLIO

La dieta del coniglio domestico deve essere impostata in maniera da assicurare un erosione dentaria armonica e proporzionata ai fisiologici tempi di crescita dentaria.

La dieta deve essere a base di:

  • Fieno: elemento base dell’alimentazione del coniglio dato all’animale senza limiti di quantità. Sopra l’anno di età dovrebbe rappresentare circa il 90% della dieta.
    Il fieno si può recuperare in negozio, a patto che sia di buona qualità, reperibile nei negozi di articoli per animali oppure all’aperto, a patto che sia fresco, privo di muffe, non polveroso e libero da contaminanti ambientali quali pesticidi, sostanze tossiche, inquinanti e deiezioni di altri animali;
  • Erbe di campo: (tarassaco, piantaggine, malva, borragine), rappresentano insieme al fieno la base alimentare del coniglio. Per la raccolta in natura seguire le stesse precauzioni relative al fieno;
  • Erbe e verdure ad elevato contenuto in calcio: possono essere somministrate liberamente fino al primo anno di età, in seguito il loro consumo va limitato per non incorrere in patologie del tratto urinario, sono: erba medica, cicoria, trifoglio, radicchio, spinaci, basilico, rucola;
  • Acqua: deve essere sempre fresca, pulita e cambiata giornalmente.

 

ALIMENTI INTEGRATIVI DIETA DEL CONIGLIO

Agli alimenti sopra descritti essenziali alla dieta del coniglio possono essere aggiunte anche:

  • Verdura: rappresenta un’ottima integrazione per il coniglio. Deve essere cruda, fresca e pulita. La somministrazione dovrebbe essere varia ma regolare, vanno sempre evitati bruschi cambi alimentari. Le verdure suggerite sono: sedano e finocchio (ottimi per il loro contenuto in fibra e da
    somministrare giornalmente), scarola, indivia, foglie di carota (la carota va data con moderazione)
  • Verdura fermentescibile: possono essere somministrate in quantità limitata in quanto il loro consumo
    eccessivo porta ad alterazioni delle fermentazioni batteriche con possibili fenomeni di meteorismo e
    diarrea. Sono incluse le verdure del genere brassica (cavolo, verza, cavolfiore, cavoletti), fagiolini,
    pomodori, zucchine e peperoni.
  • Frutta: può essere data in quantità moderata due/tre volte a settimana sotto forma di pezzi o spicchi
    senza semi, un eccesso di frutta può portare a fermentazioni eccessive, obesità e problemi dentali.
    Alcuni esempi: mela, pera, pesca, albicocca, fragola, mirtillo.
  • Pellet: non è indispensabile se non come integrazione di una corretta dieta casalinga, deve essere
    comunque di buona qualità.

 

ALIMENTI DANNOSI PER I DENTI DEL CONIGLIO

Da evitare assolutamente tutti i preparati commerciali contenenti semi e melassa (nonostante siano facilmente reperibili nei supermercati), carboidrati (pane, pasta, riso soffiato ecc.) e dolci, fioccati e graniglie anche se di origine non commerciale.
Evitare sempre bruschi cambi di alimentazione che potrebbero non dar tempo alla flora intestinale di adattarsi alla nuova dieta.

 

TERAPIA

Se la patologia dentaria è di lieve entità spesso è sufficiente correggere la dieta per risolvere il problema. Nei casi più avanzati è necessaria la sedazione dell’animale per permettere un eventuale limatura strumentale fino a casi più gravi dove è necessaria l’estrazione dei denti.

Queste patologie hanno un’insorgenza relativamente lenta, prima è diagnosticato il problema e meno invasiva sarà la sua risoluzione, la prevenzione ricopre quindi un ruolo chiave.

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LE ZECCHE IN TRENTINO

la zecca in Trentino

LA ZECCA

La zecca è un animale invertebrato ematofago, cioè si nutre di sangue per completare il proprio ciclo biologico. Classificata come specie degli artropodi appartenente alla classe degli aracnidi, sono parassiti esterni. Si dividono in zecche molli (Argasidae), principalmente parassiti degli uccelli che occasionalmente possono
colpire mammiferi compreso l’uomo, e zecche dure (Ixodidae).
Le zecche dure ricoprono un importante ruolo epidemiologico nella diffusione di malattie in mammiferi uccelli e rettili e comprendono la zecca dei boschi (Ixodes ricinus), particolarmente diffusa sul territorio regionale e la zecca del cane (Rhipicephalus sanguineus), diffusa principalmente in centro/sud Italia.

 

LA VITA DELLA ZECCA DEL BOSCO

Il ciclo vitale delle zecche del bosco (Ixodes ricinus) dura 3 anni, passando per quattro stadi di sviluppo (uovo, larva, ninfa e adulto). Dopo la schiusa ogni stadio successivo richiede degli ospiti che la zecca sceglie principalmente, ma non esclusivamente in base alle dimensioni e uno o più pasti di sangue per completare lo sviluppo. Nelle prime fasi di sviluppo la zecca predilige ospiti di dimensioni contenute come piccoli roditori, rettili o uccelli. Nello stadio adulto sceglie ospiti di dimensioni maggiori come ungulati, cane e uomo (non è tuttavia escluso che un ospite di grosse dimensioni venga parassitato da larve e ninfe, esattamente come su piccoli animali è possibile trovare adulti).

 

IL MORSO DELLA ZECCA

L’attività parassitaria della zecca dei boschi è fortemente stagionale. In trentino è attiva da fine febbraio/aprile fino a fine settembre/fine ottobre in base ad altitudine e clima locale. Durante i i mesi freddi si riparano dal freddo addentrandosi nel terreno o in anfratti rocciosi.
Durante i mesi caldi la zecca attende sulle estremità di foglie e arbusti il passaggio dell’ospite al quale si ancora attraverso uncini presenti sulle zampe. Riconosce quindi il potenziale ospite attraverso un particolare recettore chiamato organo di Haller presente a livello della prima coppia di zampe che rileva (tra le altre) anidride carbonica, umidità e temperatura. La zecca, selezionato l’ospite e in seguito alla penetrazione del rostro attraverso la cute inizia il pasto di sangue. Il morso è indolore in quanto il parassita inocula nel punto di inserimento sostanza anestetiche ed antinfiammatorie.

 

IL RIGURGITO DELLA ZECCA

Il pasto di sangue prevede l’alternanza di fasi di suzione del sangue e di rigurgito della parte liquida del sangue, precedentemente assunto. Suzione e rigurgito sono fasi necessarie per il completamento del pasto. Durante la fase di rigurgito è possibile la trasmissione di patogeni eventualmente presenti nel parassita.
Il rigurgito avviene quindi prima del distacco della zecca che può avvenire a fine pasto ma può essere provocato dalla manipolazione della stessa, è quindi importante ricordare questo meccanismo nel momento in cui si cerca di estrarre una zecca in quanto sostanze applicate sulla stessa o una manipolazione troppo lunga possono dar
tempo al parassita di rigurgitare nell’ospite trasmettendo eventuali patogeni. In linea generale l’estrazione dev’essere rapida ma può non essere necessaria la copertura da parte di antiparassitari che provochino la paralisi e morte del’artropode prima che avvenga la fase di rigurgito.

 

LE MALATTIE

Le zecche possono trasmettere varie patologie infettive tra le quali ricordiamo
Borreliosi o malattia di Lyme
Anaplasmosi
Ehrlichiosi
Rickettsiosi
Meningoencefalite da zecche
Tularemia
In linea generale è importante non trascurare segni spesso generici come febbre, dolori articolari, apatia e affaticamento e anemia, fino a quadri più evidenti come sintomi neurologici.
Contattare sempre il proprio veterinario nel caso compaiano questi sintomi in quanto alcune patologie come la borreliosi possono manifestarsi inizialmente con sintomatologia lieve che spesso regredisce
spontaneamente per poi ripresentarsi dopo settimane o mesi in forma grave con quadri di meningite/encefalite. Tramite esami sierologici anche rapidi è ormai possibile diagnosticare in breve tempo già in sede
ambulatoriale molte delle sopracitate malattie in modo che l’inizio della terapia possa essere rapido e tempestivo.

COSA FARE

Come sempre la prevenzione e la corretta informazione ricopre un ruolo fondamentale.

Se la zecca è infissa è importante distinguere tra il caso in cui l’animale sia sotto terapia antiparassitaria o no. Nel primo caso in base al tipo di anti-parassitario può essere raccomandabile NON toccare la zecca. Alcuni principi attivi infatti paralizzano e uccidono il parassita nel giro di poche ore (anche nel caso si stacchi dall’animale). Tramite la paralisi dell’aracnide si riduce la possibilità che questo rigurgiti prima della morte, infatti la fase di rigurgito può essere provocata anche dalla manipolazione del parassita o dall’applicazione di sostanze oleose o caustiche.
Nel caso l’animale non sia sotto copertura antiparassitaria e non vi sia la possibilità di iniziarla nel breve termine è possibile rimuovere la zecca con delle pinze apposite afferrando il parassita a livello di testa rimuovendolo velocemente ma delicatamente in maniera da non provocare la rottura del rostro che potrebbe rimanere infisso nella cute.

Ricordate di disinfettare solo dopo aver rimosso la zecca.

 

COSA NON FARE

Evitare nel limite del possibile zone erbose soprattutto in conche e doline. Controllare pelo e cute del proprio animale regolarmente dopo la passeggiata o in caso di gatti al rientro in casa. Se la zecca non si è ancora fissata rimuoverla e distruggerla.

MAI schiacciare le zecche, soprattutto quelle più grosse e gonfie, potrebbero essere femmine piene di uova che potrebbero comunque schiudersi.

Non applicare olio, alcol, o altre sostanze; la zecca in questo caso sentendosi minacciata potrebbe rigurgitare per staccarsi. Per lo stesso motivo è importante non schiacciare o manipolare a lungo la zecca mentre è ancora infissa nella cute del cane.
Nel caso si riesca a togliere la zecca ancora viva è importante non schiacciarla e tenere in considerazione che se liberata potrebbe riattaccasi a persone o animali.

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CANE LUPO CECOSLOVACCO

Cane lupo cecoslovacco conosci la razza Veterinario san francesco

CANE LUPO CECOSLOVACCO

Il cane lupo Cecoslovacco è un cane di taglia grande particolarmente recente (1955), nata per la prima volta in Cecoslovacchia da un incrocio tra un pastore tedesco e un lupo dei Carpazi. La razza fu ufficialmente riconosciuta a livello internazionale dalla Fédération Cynologique internationale nel 1989. Altezza 60cm, peso circa 20kg, vita media 12-13 anni. La particolarità di questa razza è che assomiglia moltissimo ad un lupo, colori e lineamenti molto simili, ma dal carattere di un pastore tedesco.

 

CARATTERE

Non è la prima volta che si cerca di incrociare un pastore tedesco e un lupo (un esempio è il cane lupo italiano). Da questi incroci nasce un cane sano, forte e longevo, come il lupo, con il carattere, la capacità di apprendimento e la tempra di un pastore tedesco.

Il lupo cecoslovacco instaura un legame molto forte con il padrone, come accade all’interno di un branco di lupi. Generalmente il lupo identifica il suo padrone come il maschio o la femmina Alpha, affidandosi totalmente al suo giudizio e alla sua decisione, con rispetto, fedeltà e affetto. Una volta identificato il padrone come guida lo seguirà ovunque e una volta identificato il proprio ruolo nel branco farà di tutto per preservarlo inalterato. Anche il rapporto con altri cuccioli o bambini è di profondo rispetto.

Non è una razza semplice da addestrare: il lupo deve identificare una guida come capobranco, deve sentirsi sicuro, ma mai prendere il ruolo di dominante. Il raggiungimento dell’età matura è molto lento e talvolta anche l’apprendimento.

Le lunghe passeggiate sono il passatempo ideale per un lupo cecoslovacco: se lasciato libero si trova a fare 3-4 volte il tragitto che normalmente compie una persona media (leggete attentamente i divieti della zona in cui ci si trova). Fondamentale, come in altre razze di cani, socializzare con altri cani.

Nei primi anni, ci si troverà a che fare con un “cucciolone”, che combinerà non pochi guai. Essendo una razza molto intelligente e curiosa ci metterà poco a trovare da mangiare in cantina o nascondere i propri ossi nei posti più assurdi.

Al lupo cecoslovacco piace correre e fare lunghe camminate, come accade solitamente in un branco di lupi: talvolta se lasciato libero si trova a fare 3-4 volte il tragitto che normalmente fa una persona media. Attenzione a lasciarlo libero in zone con presenza di altri animali, soprattutto se selvatici, potrebbe iniziare un inseguimento che potrebbe durare ore. Questo è un cane che soffre a stare chiuso in appartamento in spazi piccoli, ha bisogno di correre e socializzare con altri cani.

 

ALIMENTAZIONE DEL CANE LUPO CECOSLOVACCO

Il lupo cecoslovacco necessita di un alimentazione sana due volte al giorno (nei cuccioli anche tre volte al giorno): molta carne, frutta fresca (per le vitamine A, D3, B1, B2, B6, B12, E PP, H). Per un consiglio sul tipo di alimentazione rivolgersi prima al proprio medico veterinario di fiducia. Attenzione se date da mangiare carne con ossa attaccate: nei primi anni di vita del cane, controllate che il cibo con presenza di ossa sia triturato o sbriciolato. L’alimentazione va proporzionata all’attività fisica del cane, più ne fa e maggiore può essere la quantità di cibo giornaliera.

Una dieta ben equilibrata soprattutto in fase di accrescimento è fondamentale. Se il cucciolo cresce bene, da adulto sarà un buon esemplare. Nel soggetto adulto i due pasti al giorno servono a non sovraccaricare lo stomaco favorendo la digestione e prevenendo in parte il pericolo di torsione allo stomaco.

 

ACCORGIMENTI PER LA CURA DEL CANE

Il pelo protegge l’animale all’aperto da inverni rigidi o estati calde. Al momento del cambio pelo (coincidenti con il cambio climatico – particolarmente a gennaio), il lupo cecoslovacco perde il vecchio manto pesante per sostituirlo con uno più leggero. In questo periodo potrebbe perdere molto pelo e si consiglia di spazzolarlo frequentemente.

 

SALUTE NEL CANE LUPO CECOSLOVACCO

Ricordate che come per qualsiasi animale la prevenzione è essenziale e quindi è molto importante far controllare costantemente lo stato di salute del vostro cane. Da cucciolo è importante sverminare (trattamento farmacologico per eliminare i parassiti intestinali), per ulteriori informazioni non esitate a contattarci. Pur essendo molto forte e meno soggetto a problematiche rispetto ad altri cani alcuni esemplari possono soffrire di displasia dell’anca e del gomito.

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Acari delle orecchie del cane e del gatto, scopriamoli da vicino.

Col termine otoacariasi si identificano le parassitosi sostenute da acari che interessano l’orecchio esterno, in clinica veterinaria le prinicpali otoacariasi sono la rogna otodettica per quanto riguarda i carnivori domestici e la rogna psoroptica per quanto riguarda il coniglio.
Il parassita responsabile della malattia è Otodectes Cynotis, un acaro che colonizza principalmente il condotto uditivo esterno di cane, gatto e furetto ma che può interessare anche le aree cutanee limitrofe.
La sintomatologia comprende prurito (il cane scuote la testa e si gratta alla base dell’orecchio) e presenza all’interno del condotto uditivo di cerume tipicamente nerastro e secco, il parassita adulto avendo dimensioni dai 0,2 ai 0,45 millimetri può essere percepibile ad occhio nudo presentandosi come un piccolo puntino bianco.

Femmina immatura a forte ingradimento

Il ciclo completo uovo-uovo va dai 18 ai 28 giorni in base alla temperatura esterna (il ciclo si completa più rapidamente nei mesi caldi) e si svolge interamente nel canale auricolare dove temperatura e umidità sono ottimali per lo sviluppo dell’acaro.
L’infestazione è spesso bilaterale, l’acaro infatti copre rapidamente la distanza tra le due orecchie e può sopravvivere all’esterno del canale auricolare per qualche giorno in relazione alle condizioni ambientali.
La trasmissione avviene per contatto diretto e non è specie-specifica, può avvenire quindi tra carnivori di diverse specie.

esemplare di acaro delle orecchie con uovo

Il coniglio è interessato da una patologia simile provacata da un’acaro della stessa famiglia di Otodectes Cynotis chiamato Psoroptes cuniculi che dà il nome appunto alla rogna psorptica del coniglio.
La terapia prevede trattamenti con acaricidi locali o sistemici in base al grado di infestazione e alle condizioni generali del paziente, la prognosi in caso di trattamento è generalmente buona ed il problema si risolve in una o due settimane, eventuali croste non devono essere rimosse ed è in genere sconsigliato l’uso di cotton fioc per rimuovere il cerume. Vista la natura contagiosa della patologia e la sua aspecificità altri animali eventualmente venuti in contatto col soggetto colpito dovrebbero essere controllati.

Nell’immagine di copertina tre esemplari di Otodectes Cynotis dei quali due in accoppiamento, il video seguente mostra la velocità di un giovane acaro mentre percorre la superficie di un vetrino.

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